Christian Viglietti, fotografo. Racconto ciò che rimane sospeso: un gesto, una presenza, una storia possibile.
Mi chiamo Christian, ho 25 anni e sono un fotografo. La mia fotografia nasce dall'osservazione.
Per me una fotografia funziona quando non resta piatta, quando riesce ad aprirsi davanti allo spettatore e a diventare quasi tridimensionale.
Un'immagine non dovrebbe soltanto essere guardata: dovrebbe suggerire una presenza, un tempo, una storia possibile.
Nel mio lavoro cerco sempre una componente narrativa.
Mi appassionano i progetti che portano con sé una storia, perché credo che siano proprio le storie a dare profondità alle immagini. Non mi interessa soltanto rappresentare ciò che vedo, ma provare a restituire l'atmosfera che lo attraversa.
Prediligo una fotografia realista, capace però di lasciare spazio all'immaginazione di chi guarda.
Mi piace che una persona, osservando un ritratto, possa chiedersi chi abbia davanti, da dove venga, cosa stia vivendo.
Ho maturato esperienza soprattutto nella fotografia di eventi, ma gran parte del mio percorso nasce da un'attitudine personale.
Guardarmi intorno, soffermarmi su ciò che mi colpisce e chiedermi perché qualcosa riesca ad attirare il mio sguardo.
Guardarmi intorno, soffermarmi su ciò che mi colpisce e chiedermi perché qualcosa riesca ad attirare il mio sguardo.
Cerco sempre una componente narrativa: i progetti che portano con sé una storia danno profondità alle immagini.
Non mi interessa soltanto rappresentare ciò che vedo, ma restituire l'atmosfera che lo attraversa.
Preferisco lavorare in autonomia — è nella concentrazione individuale che esprimo con più precisione la mia visione. Allo stesso tempo so adattarmi ai contesti di gruppo, comprendendo la direzione del progetto e contribuendo in modo concreto al risultato finale.